INIZIATIVA 99%: se non ora quando?

04.09.2021

Martino Rossi, Economista

Non occorre essere “talebani dell’uguaglianza” per accogliere l’“iniziativa 99%” dei giovani socialisti. Propone un’imposizione più elevata dei redditi da capitale più alti (quelli dell’1% della popolazione) per alleggerire direttamente o indirettamente gli oneri sui redditi medi e bassi (quelli del 99%). Basta il senso comune: i vantaggi economici non devono superare un certo limite, pena la convinzione che siano frutto di ingiustizia, privilegi ereditari, abusi e sfruttamento di chi è contrattualmente più debole.

Il Consiglio Federale stesso ammette, nel Messaggio sull’iniziativa, che la distribuzione dei patrimoni “è diventata sempre più iniqua”. Quelli dell’1% più ricco sono cresciuti molto di più che non quelli del 99% restante. Rappresentano oggi più del 40% del totale. Le 300 persone più ricche della Svizzera dispongono di 707 miliardi di franchi (2,4 miliardi a testa) che producono reddito senza lavoro (dividendi, interessi, redditi immobiliari): un rendimento del 3% procura a ognuno 72 milioni di reddito!

Certo, la disuguaglianza di reddito non dipende solo da quella dei patrimoni ma dalle disparità salariali enormi: ma il Consiglio Federale ha combattuto l’iniziativa che voleva limitare a 12 volte la differenza fra il salario di un top manager e del collaboratore meno pagato.

I redditi da capitale contribuiscono sempre meno alla “cassa comune” dei cittadini, le finanze pubbliche. Il Cantone fino all’anno 2000 prelevava sugli utili delle imprese il 12%, oggi siamo all’8% e si va verso il 5.5% nel 2025. Quanto ai dividendi distribuiti agli azionisti, la Confederazione li pondera con il fattore 0,7: 1'000 fr. contano per il fisco solo 700. L’iniziativa 99% propone il medesimo metodo ma di segno opposto. La parte dei redditi da capitale che supera i 100'000 fr. (occorre un capitale investito di oltre 3 milioni) sarà ponderata 1,5: 1'000 fr. daranno un imponibile di 1'500 fr.

Gli argomenti contrari all’iniziativa sono molto ideologici. Il Consiglio Federale ammette che “non è possibile stimare le ripercussioni finanziarie di una maggiore imposizione del reddito da capitale”, ma poi ci propina scenari catastrofici, triti e ritriti: fuga dei contribuenti facoltosi, disincentivo al risparmio, meno investimenti e quindi riduzione dei salari...Basta osservare gli investimenti (e profitti) miliardari di Amazon accompagnati da salari e condizioni di lavoro ottocenteschi per contraddire tali asserzioni. Ripropone anche il mantra della “doppia imposizione” dei dividendi (come utile d’impresa e poi come reddito degli azionisti) come se per i salari non ci fosse: tassati prima come reddito e poi come spesa (con l’IVA). Argomenti irritanti che spingono a un chiaro SI all’iniziativa: un piccolo passo per una fiscalità e società più eque.